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Questo Blog non presenta capolavori ma solo passi incerti, per la selva oscura del poeta maledetto Iacopone... Continua:

Wednesday, December 28, 2016

Lauda a Sorpresa

Lauda Natalizia con Presepi

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Questa è la "Lauda a Sorpresa" promessa, che concluderà il ciclo dei Sabati d'Autunno nel Teatro alle Scale di Porchiano, il 17 Dicembre, alle ore 21. Dura meno di cinque minuti, segue l'ultima tappa autunnale della Divina Corriera. Non si replica Lauda il 18, in piazza Mazzini (alberetti) di Amelia, al mercato di "Natale dell'Altro Mondo". Qui invece, terrò banco coi miei libri iacoponici: "Il Beato Maledetto" eccetera. O che replicassi lauda, sempre lì, al "Baby Pit Stop", angolo per l'allattamento al seno, dato che tanto, lauda ne canta, seno lattante. Vedremo.
Poi certamente sabato 24 intorno prima o poi alle 23 nella chiesa di Porchiano alla messa di meezzanotte, che inizierà alle 22,30 perché a Porchiano semo troppo avanti!  ma senza costume, ch'è poco canonico. Disponibile ovunque per altre repliche, con o senza costume. 
Tel. 338 6762691. No Email.



Qui scarichi il Copione in PDF della lauda natalizia:
Inoltre in teatro è allestito un piccolo e doppio presepe: Transgenico e Animalista, visibile anche su appuntamento, con o senza replica di lauda.
Qui scarichi Aneddoti in PDF sul Doppio Presepe al link: 
http://pdfsr.com/pdf/presepi-in-teatro-alle-scale

Tuesday, December 20, 2016

Divina Corriera su carta

Dopo il grande successo in Teatro alle Scale, la Divina Corriera su carta. 
Edizione nuovissima in 248 pagine di cm 15 x 21, con miniature.


Il Libro costa almeno 10 Euro sulla piazza di Porchiano, anche a Bottega di Paola.
+ 2 Euro di eventuale spedizione. Bonifico bancario o cc. postale quali vedi alla pagina

 


Tuesday, October 25, 2016

Divina Corriera 092-095. 4a tappa

Buddha Bus
LA DIVINA CORRIERA
ad uso orale per il Teatro alle Scale di Porchiano

Il popolare capolavoro di Buddha Bus 
finalmente tradotto in italiano dal singalese.
L'eternità in tre giorni: dura altrettanto il comico viaggio 
degli isolani di Borgo Sabbioso sulle tracce dell'Illustre
tra miseria e dignità, metropoli e montagne, memorie ed oblio
e sopra tutto, un eterno sorriso.

Quarta tappa, Cantucci 092-095

Così cantò Buddha Bus:
"Senti Notizie, accendo la poesia, 
che non ci manchi l'onda o la corrente!"

092
[Sù per i Boschi, con Elefanti e Farfalle]
Dal mare di risàie su risaie,
il Bùs accosta un piède d'Altopiano 
che s'àlza per insòlita boscaglia. 
Sparite ormài, l'amate Cocco-Palme, 
in gràppolo di poppe scollacciate: 
Palme svettanti, dritte sù nel cielo, 
nelle loro verdissime esplosioni 
da fuochi artificiali per davvero.
Entrati per l'insolita boscaglia: 
un forteto selvaggio, un’aspra sélva 
oscura fin nel mezzo, nostra via, 
con rami adunchi, tormentati e cupi... 
eooure non ci fanno gran paura, 
che li rallégra troppi fiorelloni, 
appèsi mille a mille, a mazzi interi, 
nel più suprèmo sprèco di colori. 
S'incròciano domèstici Elefanti, 
che vanno per la macchia a lavorare 
con passo da Stradino rassegnato. 
Altri Elefanti, in turno di festivo,
si rilàssano a bagno per il Fiume, 
tra rocce lùcide, grigi altrettanto, 
mimètici, nell'acqua che l'immerge,
rivelati però, dalla probòscide 
periscòpica a mo’ di sommergìbile. 
È 'l loro quarto giorno: il dì festivo 
per ogni quattri-màna sindacale, 
ch'è festa sacrosanta, da quel mitico, 
selvaggio sciòpero dell'Elefanti. 
Sù per l'impèrvie svolte della strada, 
la vista ci s'annèbbia in fitti banchi 
di Farfalle, celesti e turbinose. 
Quest'improvviso abbaglio, tutt' azzurro, 
offusca la visione del Presente 
che sotto, ci strapiomba pei tornanti. 
Il Bus, precario, sempre più s'inèrpica, 
strappando sèmpre, "Àmen!" collettivi 
ma Indice egoìstico rinnega 
la stretta comunione delle dita 
congiunte, tese all'ùnica preghiera: 
s'appunta solitario, verso il vèntre, 
ad indicàr protèrvo: "Pancia Vuota!"
093
[Tutti al Bagno, per la visita al Dente dell'Illustre]
Per ogni appuntamento con il Dènte, 
ci vuole preventiva pulizia! 
E dunque 'l Bus parcheggia, in riva al Fiume 
che qui costeggia un àrgine, scolpito 
per dar l'accesso agévole nell’acqua 
all'utènza del Bagno-Lavatoio, 
annesso ad un paesello non lontano. 
I Ragazzi che son, di scòglio, nati,
si tuffan giù, da àngeli dannati, 
in costume da bagno della festa 
(no da misero, bagno quotidiano
nella vasca comune dell'Ocèano). 
Il Maschio Adulto invèce, cautamente, 
s’immerge di battèsimo solenne 
e 'l sottanone gli si gonfia sotto, 
per que' subàquei giochi di corrente.  
Vestite dalla spalla a mezzo stinco
più castigate, rèstano le Femmine 
che raramente affrontano le spiagge, 
ma l’acqua incolla drappi sulla pelle,
e le trasforma in nudi colorati! 
Nello splendòr che va di donna in donna, 
spiccano vìvide Fanciulle in Frutto: 
Palme flessuose, da chioma spiovente 
protèndono un par di Cocco-noci 
che saziano la vista ma, purtroppo 
senza nozze, la vista solamente. 
Nudo integrale, solo per l'Infanti: 
lustri e stillanti, fruttini strilloni, 
s'aggrappano di tronco a Genitore 
che se li tuffa, giù come biscotti, 
finché non gli si nétta nell'orecchi.
Scherzetti, schizzi e sguazzi e, per l'intanto 
tutti d'impegno, nello spumeggiare 
di moltèplici sciampi e saponette. 
Non per nulla che noi si rappresentiamo 
(secondo le statistiche dell’Onu)
il più pulito popolo del mondo! 
o che si fa più bagni, per lo meno.
 094
[Bucato, Gioie e Pranzo]
S'adempie altro Precetto dell'Illustre:
"Appùra, dopo 'l corpo, pure i panni!" 
Braccia donnesche, d'òpra palestrate, 
te li dislógano spietatamente
sbatténdoli sui lucidi lastroni
pestàndo sotto i liberi piedoni.
Da tanta lor tortùra perpetrata, 
ne sprèmono, d'ambiguo sugo bigio! 
che la sorella - acqua del Torrente, 
sempre indulgènte, sùbito disperde. 
Panni affogati, ri-pescati e torti, 
gettati poi, ridotti come stracci, 
a riànimàrsi su li stecchi d’erba 
che sbùcano, ristetti tra lastroni. 
Sott' al pudìco sbandieràr di drappi 
che vela inusitàte castità, 
s'agghìndano nell'àbito da festa 
non solo: ma da tiepidi fagotti 
infrattati per l’ìntimo, ne frùgano
gioielli d’oro sano o tutto matto.
Sono l'umili gioie popolari: 
làmine gracili, fìligranèlle, 
tutt'allegre, del Sole più gagliardo 
che pur oggi, concede di brillare
in gloria dell'Illustre e Pòpolo sovrano!
  Ci s'indicava, tristi: "Pancia vuota!"
fin che dal Bùs, calò di fuori il pranzo 
cotto dall’alba, nel remoto ostello, 
e c'arrischiammo, tutti azzimatini, 
a coniugare 'l Riso (sempiterno) 
col (sempre suo mutante) conrisàtico… 
sicché contaminò, qualche pillàcchera, 
tutta la nostra precaria purezza. 
Raccapezzammo i panni bell'asciutti
e ci sciacquallo 'l piatto sotto tànica, 
ciascuno biascicando, come sa: 
"Che questo sciacquo, giù da la mia mensa 
nutrisca le creature giù terra, 
l’anima d'ogni bruto, d'ogni pianta!"
Trascorre, la clessidra de' Sabbiosi 
attraverso 'l pertugio del suo Bus 
ma più pazienti Babbi, con premura,
equànimi soccòrron' ogni Pàrgolo 
e pur le (più complesse) Pargolette 
in pisciarella d’ùltimo minuto.
"Partiaaàm, partiaaàm!"... in fine fu partenza. 
095
[Capelli e Profumi]
Il Bus arranca ancora a scollinare
e a bordo, senza tregua, si lavora 
rivolti sull'estrèmi adornamenti. 
Le Vérgini s'erigono all’impiedi, 
ondeggianti d’asfalto disconnesso... 
con tutte quelle curve malandrine! 
rastrèllano decise la criniera 
d’inattingibile profondità: 
lì proprio sotto 'l naso, palpitante, 
di que' Ragazzi, che non sanno 'l rischio 
mortale, di chi mira su la Donna, 
mentre s'acconcia e pettina capelli. 
Pettinella (di plàstica) fra dènti, 
la Sirenetta stringe ed incanala 
la cascata fluente de le chiome 
nella treccia, che par mai finisca 
ma giù, di tra le reni, ci s'aguzza! 
Freccia puntata, sèmpre, al bel bersaglio
mirato da' Ragazzi... ma dapprima:
donàte gioie d'oro e pure gemme! 
Perché? C'è qui Precetto dell’Illustre: 
"La Sposa avrà 'l diritto d'adornarsi!". 
Ogni Matrona, più che gioiellata,
s'arrangia in capo uno scalpo dismesso: 
risparmio previdente d'un antico 
proprio splendore o pùr, d’eredità
(perché gioielli poi, ne vanno in pegno
ma non c'è pelo a Monte di pietà). 
Prolungano così chiome reali, 
pur troppo brevi, rade ed ingrigite, 
con quèlla simil-treccia di posticcio. 
Invece che le Vérgini, compòngono
l’impropria treccia in un'austèra crocchia 
che si modella, come pan di creta, 
fra dita incora plàstiche, disciolte, 
di mani sempre màgiche: di Palma! 
Poi sbronza collettiva di profumi: 
scambi eccessivi e mutui d'ogni aroma, 
senza distìnguer' né sesso né età. 
Cocc-òlio infine, lustra tutte pelli 
e soffoca 'l conflitto tra gli aromi 
col suo soave, efflùvio dominante
sì che l'Illustre non ne possa dire: 
siamo concordi, puliti ed adorni... 
Illustri, certo no, ma già lustrissmi!
096
[Per la Città del Dente]

Lauda Ereditaria

Lauda Ereditaria
42 "Figli, neputi, frate, rennète"
In scena sabato 29 ottobre

Splendida lauda, è un piccolo gioiello! Iacopone si dimostra fedelissimo al suo ideale di "abbreviare il lungo": "ché la longa materia / sòl generar fastidia, / el longo abriviare / sòle l'om delettare. (65)". Il Poeta se la sbriga in un pugno di quartine, dove ci canta tutto quel che ha da cantare... poi "chi cce vorrà pensare, / ben ce porrà notare". Avendoci pensato, e bene o mal notato,  le mie divulgazioni le ho collocate a parte in PDF.

E' un Dialogo vivace (per così dire) tra Morto e Parenti. Lui patisce le pene del Purgatorio perché gli Eredi non vogliono mollare al Prete quanto promesso a parole sul letto di morte. Il Morto irrompe in scena, questionando i parenti tutti quanti: figli, nipoti e fratelli, riuniti forse a pranzo di famiglia... gli compare il fantasma insoddisfatto! ma lo rintuzzano senza pietà.

MORTO:

[Ritornello o Ripresa]
Figli, nipoti e fratelli, rendete
quel maltolto che io vi lasciai.
["Maltolletto": la ricchezza da me malamente acquistata, non solo la quota promessa al Prete].

Figli, neputi,   frate, rennete
lo maltolletto,   lo qual vo lassai.

Voi prometteste al prete 
["Apatrino" è un prete, come il Sìculo "parrino". Qui in ispece, è il confessore del moribondo.]
di renderlo tutto e di non venir meno!
Ancora non deste per l'anima un soldo. 
["Ferlino" è monetina che vale solo 1/4 di Denaio.]
di tanto denaro che io guadagnai.

Vui 'l prometteste   a l'apatrino
de rènnarlo tutto   e non vinir meno!
Ancor non ne déste   per l'alma un ferlino
de tanta moneta   quant'eo guadagnai".

PARENTI:

Se promettemmo, non lo sapevi?
Eri ben saggio, se te lo credevi!
Se a tue faccende tu non provvedevi,
rimettiti a noi... lo faremo domani. 
["Crai": da "cras" Latino]

Se 'l te promettemmo,   no 'l te sapivi?
Ben eri saio   che lo te credivi.
Se tu nel tuo fatto   non te providivi,
attènnite a nnui   ché 'l farim crai.

MORTO:

Io vi lasciai di molta grana 
["lavore": è il grano raccolto e, in genere, il profitto]
e pochi regali ancora ne ho avuti.
Quando ci penso, mi sento ingiuriato 
["desonore", qui e oltre, è concretamente un insulto] 
ché mi hanno abbandonano quelli che più amai.

Eo vo lassai   lo molto lavore,
pochi presente   da voi n'habi ancore!
Quanno ce penso   n'ho gran desonore,
ché m'hò abandonato   color ch'e' plu amai".

PARENTI:

Se tu ci amasti, dovevi vedere
a quale porto dovevi venire;
di quel che acquisisti, vogliamo godere
e non c'è nessuno che curi tuoi guai 
[con le Messe a Suffragio del defunto].

"Se tu n'amasti,   devive vedere
a quigno porto   devive vinire;
de quel ch'aquistasti   vollèmol' gaudire
e non n'è veruno   che cur'en to guai".

MORTO:

Io vi lasciai la botte col vino,
vi lasciai stoffe di lana e di lino,
mi avete posto nel lato sinistro 
[il Medio Evo spregia la sinistra: Giuda, il Diavolo e il traditore Gano sono sempre dipinti mancini],
con quanti guadagni che vi radunai .

"Eo vo lassai   la botte col vino,
lassà' vo li panni   de lana e de lino,
posto m'avete   nel canto mancino,
de tanta guadagna   quant'eo congregai".

PARENTI:

Se tu radunasti tanti guadagni,
di darti qualcosa, a noi non ne importa;
vàttene in pace se patisci tormenti,
hai fatto quei fatti, e vanne prigioniero.

"Se tu congregasti   tanta guadagna,
de darte covelle   a nnui non n'encaglia;
àgite 'n pace,   se pate travaglia,
faccisti tal' fatti,   captivo ne vai".

MORTO:

Io risparmiai per sostenere 
[qui "risparmiai" traduce "mesurai" - vedi in Coda]
la terra e a vigna, per far capitale 
[qui "capitale" traduce "lo podere" o diremmo "il potere" - vedi in Coda]: 
or non potete per niente volere
darmi una fetta di di ciò che acquistai?

"Eo ammesurai   a ssostenere
la terra, la vigna,   per far lo podere:
or non potete   ne[i]ente volere
darme una fetta   de quel ch'aquistai?".

PARENTI:

Se fosti crudele nell'essere tirchio,
a noi non piace di darti alcunché;
stanne sicuro  e mettilo a taglia
["Carace" o "taglia" è un'assicella dove si registrano lo forniture a credito; è divisa in due parti: per il debitore e per il creditore; le si incastrano insieme per segnarvi le pendenze a tacca di coltello.]
che delle tue pene non ci curiamo.

"Se tu fusti crudo   ad esser tenace,
darte chevelle   a nnui non ne place;
stanne scecuro   e fanne carace
che de to pene   non ne curam mai".

MORTO:

Io vi allevai con molto sudore
ed ora mi dite tal villania?
Penso voi pur verrete alle ore
che proverete che son le mie piaghe.

"Eo v'arlevai   con molto sodore
e mo me decete   tal desonore?
Penso che e vui   veirite a quell'ore
che provarite   que so' le me' plage".

FINE

Che si potrebbe aggiungere? Per ora solo questo, da Lauda 36:

Povertàt' è via secura,
non n'ha lite né rancura.
Povertate more en pace,
nullo testamento face.

Il mio resto è tutto qui:


Friday, October 14, 2016

Autunno teatrale a Porchiano




La valanga Iacopone mi ha coinvolto lietamente: dapprima nel suo testo originale, poi nelle traduzioni, nelle divulgazioni a stampa, orali e stradali. Ancor dopo, in un teatro improprio ma propriamente stabile.
il Teatro alle Scale di Porchiano nacque per rappresentare Iacopone ma era breve la sua recita e rischioso aumentarne la dose. Mi venne in capo di allungare gli spettacoli con un altro Autore, comico e mistico, forse affine in qualche modo a Iacopone. Quell'autore è Buddha Bus, che tradussi con il titolo "Divina Corriera" troppi anni fa... nel mezzo del cammiìn di nostra vita.
 In sostanza, si trattava di questo:

Il popolare capolavoro di Buddha Bus 
finalmente tradotto in Italiano dal Singalese.
L'eternità in tre giorni: dura altrettanto il comico viaggio 
degli isolani di Borgo Sabbioso sulle tracce dell'Illustre
tra miseria e dignità, metropoli e montagne, memorie ed oblio
e sopra tutto, un eterno sorriso

La messa in scena della Divina Corriera mi fa rivederne il testo per adattarlo "ad uso orale". Lo pubblicherò a puntate, soltanto dopo i collaudi teatrali: perciò non un copione preventivo ma i successivi "processi verbali di scena".
QUI SOTTO Pubblico in preventivo il "Divino Glossario", per chi fosse curioso di sapere cosa c'è sotto le parole dette... oppure di sopra, di fianco, non so. Confesso che molti, tra i pochi lettori dell'antica Divina Corriera "ad uso interno", trovarono il Glossario assai più dilettevole dell'opera. Non per altro gli concedo il titolo "Divino". 
In sé, la Corriera fu dunque fu bocciata allo Scritto ma dopo s'è vista promossa all'Orale, nella scorsa stagione del Teatro alle Scale: ci fu persino chi la preferiva al canto di Iacopone, supremo ma in Volgare umbro medio-evale.
QUI SOTTO Sullo Scritto e sull'Orale, sulla storia dell'opera in traduzione, l'eventuale curioso può leggersi i "Santi Pretesti" d'introduzione a Divina Corriera.
Tutto gratis ma "almeno 2 Euro", da chi venga in Teatro alle Scale. Cosa, come, dove e quando? Sta scritto tutto sopra, in locandina.



Monday, September 19, 2016