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(Il 27 maggio 2017 questo Blog cambia titolo – non indirizzo:
si intesta al Teatro alle Scale di Porchiano, dedicato a Iacopone.)
Questo Blog non presenta capolavori ma solo passi incerti, per la selva oscura del poeta maledetto Iacopone... Continua:

Wednesday, April 6, 2016

INTRO a Iacopone


Iacopone da Todi oltre che asceta, mistico e (direi) attivista sociale, è promosso a Beato (abusivamente) ed è reputato un Grande della Letteratura. Paolo Uccello gli dedica un ritratto, dove lui regge proprio il manoscritto di questa stessa Lauda Carceraria. In Todi, gli si intitolano festival, una piazza, un ristorante, un cinema, un liceo, un allevamento di cani. Il giullare Premio Nobel, Dario Fo, chiama suo figlio Iacopo in onore del giullare Iacopone. Ma che ne sappiamo noi, del poeta maledetto Iacopone?
Su Iacopone, trovi in Rete tutti i testi e tante note, che qui manca lo spazio per citarne. Da citarsi però, che per il Russo (Luigi, la letteratura italiana del 200), questa Letteratura nacque con il fenomeno dei Flagellanti, che il Prof. associa, con sincero rispetto, alla moderna tifoseria calcistica.
"Nei rispetti della storia letteraria, a noi importa dire che questo movimento dei Flagellanti diede incremento fortissimo alla lauda. I penitenti, mentre si flagellano, si abbandonano a canti religiosi. Sono numerosi, e abbondanti, i laudari umbri, raccolte adèspote (anonime), dove il cantore canta per tutte le moltitudini. (...) Iacopone da Todi si riattacca e deriverebbe da questo movimento dei laudesi."
Purtroppo il cattedratico di Lettere si attiene alla lettera, trascurando ogni altra nota, musicale o coreografica. Si limita a notare che le laude sono "composizioni musicali e verbali insieme"... non però pure danzate. Tali invece, le descrive  Iacopone, disprezzandone "l'ipòcrete mustranze che fòr per le contrate // mustravan santetate de canti e de saltare".  Saltare è "ballo"... e dove ci sta ballo, si trova sempre il diavolo, già fin dai tempi di Sant'Agostino: "ubi saltatio ibi Diabulus".
Poi, come spesso càpita se càpiti in galera, anche il fiero  moralista Iacopone si potrà riconciliare con ciò che disprezzava.  Sull'eco di un'eterna battitura carceraria, possiamo immaginare il detenuto Giacomone a inventarsi questa Lauda (53), senza penna e calamaio, al passo del suo ballo incatenato:

Porto iette de sparvìre,
 sonegliànno nel mio gire:
nova danza ce pò odire
chi sta appresso a mia stazzone.

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