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Questo Blog non presenta capolavori ma solo passi incerti, per la selva oscura del poeta maledetto Iacopone... Continua:

Wednesday, April 6, 2016

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"Porto jette de sparvire
sonegliànno nel mio gire.
Nova danza sentire..."

Questo Blog non presenta capolavori ma solo passi incerti, per la selva oscura del poeta maledetto Iacopone. Maledetto nella vita: prima è ritenuto pazzo, e poi sarà colpito da Scomunica e condannato al carcere perpetuo. Iacopone è maledetto è anche da morto, perché rari Letterati lo ritennero poco più che un Autore minore, con l'aggravante che non sia un poeta puro ma solamente un predicatore, che lui sottometta il Verbo della poesia a istanze impuramente non poetiche. Iacopone è maledetto peggio ancora, per la lingua: che ci risulta sempre meno comprensibile, anche rispetto al Volgare dantesco. E' infine  maledetto,  per il pessimo difetto della sua sintassi anarchica e insubordinata: Iacopone sembra scrivere per ideogrammi... lo si tradurrebbe meglio nel Cinese, questa lingua millenaria (quanto attuale!), che ignora totalmente ogni grammatica ma che funziona sempre alla perfezione.

Iacopone non è affatto un incolto primitivo: la Critica recente gli riconosce appieno una grande cultura letteraria nei classici latini, al suo tempo, disponibili. Ed è altrettanto colto nella letteratura, sua contemporanea, del neonato Volgare. Se ne conclude dunque, che lo stile sconcertante di Iacopone non è determinato dai suoi limiti ma da una scelta deliberata.
Iacopone non è nato nell'oscuro Medio Evo ma al tempo folgorante dei Comuni e dei Mercanti, che imprendono a minare il sistema sociale vigente, feudale e antiquato. La scelta esistenziale di Iacopone rifiuta il lusso e l'avidità di quel Capitalismo rampante e primordiale... ma lui rifiuta pure, il potere sempre in auge della Chiesa. Si ipotizza un suo coinvolgimento nei moti Gioachimiti o nel movimento eretico del Libero Spirito.  Indubbiamente, Iacopone di schierò con l'estremismo militante francescano ma a parte ciò, fu sopra tutto, un mistico.
Qui sta un dato sconcertante: in qualsiasi contesto religioso, ne spunta fuori sempre qualche mistico: è l'anarchico di dio, che si mette a sovvertire ogni gerarchia: culturale o psicologica, teologica o sociale. E tutti questi mistici ricorrono a un certo effetto comico, che è ben noto in tutto il mondo, e in tutte le culture popolari: carnevali e saturnali, sciamani e saltimbanchi. Questi, all'epoca del Nostro, si chiamano "giullari" e a Iacopone, come già a Francesco, è attribuito il ruolo di giullare divino.

I primi passi nella selva oscura del poeta maledetto Iacopone, s'inoltrano nel Comico: nel cosiddetto "inferno, mondano e corporale" che Iacopone dà come antipasto, ove si presti fede all'Interprete scolastico, prima che lui ci addentri in paradisi mistici. Un poeta però, dovrà sempre sfuggire ad ogni specie d'interpretazione. Altrimenti basterebbero gli Interpreti, né resterebbe spazio alla poesia... e Iacopone  aggiunge: alla follia, che lui afferma che sia un attributo divino,
Passo passo, questo Blog sta registrando traduzioni, divagazioni e divulgazioni. Non può dirsi un percorso ma forse, una ricerca o meglio, una deriva. Il primo attrezzo in uso è stata la scrittura, strumento quasi asettico e rassicurante. Ma non basta la scrittura: di fronte allo scoglio dell'effettiva divulgazione, cioè dell'eco necessaria all'enunciazione, mi è sorta l'esigenza della recitazione.
Dallo scritto all'orale, passo passo, passavo alla dizione. Con la dizione, la recitazione: il personaggio in scena, il suo costume... Ma poi, si tratta sempre di poesia: in qual modo la voce fu trasmessa, all'epoca remota del poeta Iacopone, quando il libro era davvero un eccezione? Perché mai, quelle poesie si chiamano "canzoni"? o persino "ballate"? Allora si danzava! o forse, c'era solo una musica da ballo?
I Letterati tacciono, si attengono alla lettera: non risulta dagli archivi alcuna nota musicale... ma forse, l'evidenza  sarà sempre sot-taciuta. Forse, troppi Letterati sono devoti al Verbo senza suono, così come alla Forma priva di colore: chi si esalta al marmo candido dei Greci, sarebbe disturbato dalle vivaci tinte originali, pur troppo dilavate nei millenni.
Passo passo nella selva, cercavo anche la musica di Iacopone o alla peggio, una musica "per" Iacopone: musica sacra, lirica, leggera... fra i canti popolari e le marce militari: "unò duè, unò duè". Nella mala educazione musicale, ci si rivolge sempre alla memoria e comunque al proprio corpo: "unò duè, unò duè... passo!" Eh sì: "passo!",  il ritmo nasce lì. Il passo lo fa il piede, ma esso nasce sempre su per l'anca: nel mistico complesso alle vertebre lombari, compresse dall'origine del bel genere umano, con la stazione eretta e il nostro nuovo passeggiare: "unò duè, unò duè"... mica siamo più quadrùpedi o quadrùmani! Siamo pur sempre Umani e forse, troppo Umani.
Il Letterato sa dei "piedi di poesia": di esàmetri  e di dàttili, di giambi e di trochèi... ma non discende mai al piede della lettera. Tanto meno, lui risale su per l'anca: a le vertebre lombarl, ed al loro misterioso nesso spirituale che, per i laici dicasi: respiratorio. Tra l'altro, la poesia (secondo il Ginsberg, Allen), si baserebbe proprio sul respiro... il che ci svela forse, quell'arcano mistero della ispirazione.
 Un mio maestro, gran musico di strada, mi trasmetteva questo insegnamento: "nasce un suono da qualsiasi movimento". Sonagli innanzitutto e, sopra tutto, a' piedi: sono le catene antiche del poeta Iacopone, che danza solitario nella sua prigione, mentre che lui compone la sua nuova canzone. Mi cingo di catene, mi sottometto e quasi mi identifico al respiro dello spirito nell'antico Iacopone: "O tu respiro ignoto, aiutami, ti prego!"
E, passo dopo passo, dal moto dal respiro incatenato, potrà sbocciare un gesto, che aggiunga la sua azione all'ardita evocazione del poeta maledetto Iacopone: così che si incanti l'occhio, oltre che l'orecchio. 
E dopo passi ancora... vedremo che succeda, in questo viaggio per la selva oscura. 
Che ci illumini il Beato (abusivo) Iacopone!

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