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(Il 27 maggio 2017 questo Blog cambia titolo – non indirizzo:
si intesta al Teatro alle Scale di Porchiano, dedicato a Iacopone.)
Questo Blog non presenta capolavori ma solo passi incerti, per la selva oscura del poeta maledetto Iacopone... Continua:

Tuesday, October 25, 2016

Lauda Ereditaria

Lauda Ereditaria
42 "Figli, neputi, frate, rennète"
In scena sabato 29 ottobre

Splendida lauda, è un piccolo gioiello! Iacopone si dimostra fedelissimo al suo ideale di "abbreviare il lungo": "ché la longa materia / sòl generar fastidia, / el longo abriviare / sòle l'om delettare. (65)". Il Poeta se la sbriga in un pugno di quartine, dove ci canta tutto quel che ha da cantare... poi "chi cce vorrà pensare, / ben ce porrà notare". Avendoci pensato, e bene o mal notato,  le mie divulgazioni le ho collocate a parte in PDF.

E' un Dialogo vivace (per così dire) tra Morto e Parenti. Lui patisce le pene del Purgatorio perché gli Eredi non vogliono mollare al Prete quanto promesso a parole sul letto di morte. Il Morto irrompe in scena, questionando i parenti tutti quanti: figli, nipoti e fratelli, riuniti forse a pranzo di famiglia... gli compare il fantasma insoddisfatto! ma lo rintuzzano senza pietà.

MORTO:

[Ritornello o Ripresa]
Figli, nipoti e fratelli, rendete
quel maltolto che io vi lasciai.
["Maltolletto": la ricchezza da me malamente acquistata, non solo la quota promessa al Prete].

Figli, neputi,   frate, rennete
lo maltolletto,   lo qual vo lassai.

Voi prometteste al prete 
["Apatrino" è un prete, come il Sìculo "parrino". Qui in ispece, è il confessore del moribondo.]
di renderlo tutto e di non venir meno!
Ancora non deste per l'anima un soldo. 
["Ferlino" è monetina che vale solo 1/4 di Denaio.]
di tanto denaro che io guadagnai.

Vui 'l prometteste   a l'apatrino
de rènnarlo tutto   e non vinir meno!
Ancor non ne déste   per l'alma un ferlino
de tanta moneta   quant'eo guadagnai".

PARENTI:

Se promettemmo, non lo sapevi?
Eri ben saggio, se te lo credevi!
Se a tue faccende tu non provvedevi,
rimettiti a noi... lo faremo domani. 
["Crai": da "cras" Latino]

Se 'l te promettemmo,   no 'l te sapivi?
Ben eri saio   che lo te credivi.
Se tu nel tuo fatto   non te providivi,
attènnite a nnui   ché 'l farim crai.

MORTO:

Io vi lasciai di molta grana 
["lavore": è il grano raccolto e, in genere, il profitto]
e pochi regali ancora ne ho avuti.
Quando ci penso, mi sento ingiuriato 
["desonore", qui e oltre, è concretamente un insulto] 
ché mi hanno abbandonano quelli che più amai.

Eo vo lassai   lo molto lavore,
pochi presente   da voi n'habi ancore!
Quanno ce penso   n'ho gran desonore,
ché m'hò abandonato   color ch'e' plu amai".

PARENTI:

Se tu ci amasti, dovevi vedere
a quale porto dovevi venire;
di quel che acquisisti, vogliamo godere
e non c'è nessuno che curi tuoi guai 
[con le Messe a Suffragio del defunto].

"Se tu n'amasti,   devive vedere
a quigno porto   devive vinire;
de quel ch'aquistasti   vollèmol' gaudire
e non n'è veruno   che cur'en to guai".

MORTO:

Io vi lasciai la botte col vino,
vi lasciai stoffe di lana e di lino,
mi avete posto nel lato sinistro 
[il Medio Evo spregia la sinistra: Giuda, il Diavolo e il traditore Gano sono sempre dipinti mancini],
con quanti guadagni che vi radunai .

"Eo vo lassai   la botte col vino,
lassà' vo li panni   de lana e de lino,
posto m'avete   nel canto mancino,
de tanta guadagna   quant'eo congregai".

PARENTI:

Se tu radunasti tanti guadagni,
di darti qualcosa, a noi non ne importa;
vàttene in pace se patisci tormenti,
hai fatto quei fatti, e vanne prigioniero.

"Se tu congregasti   tanta guadagna,
de darte covelle   a nnui non n'encaglia;
àgite 'n pace,   se pate travaglia,
faccisti tal' fatti,   captivo ne vai".

MORTO:

Io risparmiai per sostenere 
[qui "risparmiai" traduce "mesurai" - vedi in Coda]
la terra e a vigna, per far capitale 
[qui "capitale" traduce "lo podere" o diremmo "il potere" - vedi in Coda]: 
or non potete per niente volere
darmi una fetta di di ciò che acquistai?

"Eo ammesurai   a ssostenere
la terra, la vigna,   per far lo podere:
or non potete   ne[i]ente volere
darme una fetta   de quel ch'aquistai?".

PARENTI:

Se fosti crudele nell'essere tirchio,
a noi non piace di darti alcunché;
stanne sicuro  e mettilo a taglia
["Carace" o "taglia" è un'assicella dove si registrano lo forniture a credito; è divisa in due parti: per il debitore e per il creditore; le si incastrano insieme per segnarvi le pendenze a tacca di coltello.]
che delle tue pene non ci curiamo.

"Se tu fusti crudo   ad esser tenace,
darte chevelle   a nnui non ne place;
stanne scecuro   e fanne carace
che de to pene   non ne curam mai".

MORTO:

Io vi allevai con molto sudore
ed ora mi dite tal villania?
Penso voi pur verrete alle ore
che proverete che son le mie piaghe.

"Eo v'arlevai   con molto sodore
e mo me decete   tal desonore?
Penso che e vui   veirite a quell'ore
che provarite   que so' le me' plage".

FINE

Che si potrebbe aggiungere? Per ora solo questo, da Lauda 36:

Povertàt' è via secura,
non n'ha lite né rancura.
Povertate more en pace,
nullo testamento face.

Il mio resto è tutto qui:


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