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Questo Blog non presenta capolavori ma solo passi incerti, per la selva oscura del poeta maledetto Iacopone... Continua:

Thursday, March 31, 2016

Accurrite 2 aprile 2016



Accurrite o Cristiani! Accurrite o miscredenti!
Sabato prossimo al solito Chiostro, sempre al rintocco del mezzo dì, Iacopone di Strada vi delizia con la sua canzone alla Povertà... provvedetevi di spiccioli.

"O beato Iacopone, tu davvero, ce scassi le cujone!
Che prima ce cantasti d'ogni malattia
de tormenti, de spettri e de demonî.
Et dopo ce cantasti li vermi a divorare
cadaveri fetenti et putrescenti
(sì che tutti ce tastammo le cujone).
Poi ce cantasti el carcere più lercio
col tuo fetente buso de latrina.
Et dopo ancora, un papa
che fu il peggio delinquente
che venne poi battuto come uno saccone
e che pur esso, finì ne la prigione.
Tanto non ti ha bastato!
che ce cantasti pure de la mamma scura
pur essa con il figlio incarcerato
torturato et appeso in su la croce.
E te presenti ancora a questa piazza?
Ma piglieremo serci e te lapideremo!"    

"Nobile vulgo, nun me lapidare...
te canterò felice d'un innamorato!
Oggi te canto dulcissima canzone,
che pure questa fu nell'Alta Paratione
e pure questa vinse lo Discone de Platino...
che eo lo refiutai né venni a ritirare,
perché mea innamorata, Povertate,
era gelosa peggio che un'Otella."




Wednesday, March 30, 2016

Video di "Papa Bonifazio multo"





Iacopone da Todi

"O papa Bonifazio, multo hai iocato."


Divulgato da Luciano Ghersi al Mercato dentro le Mura, nel chiostro del Museo di Amelia, Umbria, 26 marzo 2016.

Si ringrazia fraticello Luca per l'accompagnamento musicale assolutamente improvvisato. Registrazione e video senza pretese artistiche.
Iacopone da Todi, "Donna de Paradiso" Tradotto e declamato da Luciano Ghersi nella chiesa romanica di Porchiano del Monte, Umbria, 25 marzo 2016. Le "sc" nella dizione sono un omaggio alla pronuncia locale. Registrazione e video senza pretese artistiche.





Il mio Pianto di Maria



Iacopone di Strada è un attòr comico. Non è certamente un tragico... non è neppure un comico di professione, ché di mestiere, faceva il tessitore, anche un poco lo scrittore. Si è permesso di tradurre e interpretare la tragedia assoluta di una madre, che assiste alla morte del figlio, violenta e prematura. La morte di ogni figlio sarà sempre prematura, e violenta, per la madre. Che la madre si chiami qui Maria e che suo figlio si chiami Gesù, saranno dettagli nella sostanza della tragedia.

Chi si è imparato il Greco, può spiegarci come il canto dei capretti stia all'origine di tutto, quello che ancora chiamiamo "tragedia". In lingua greca infatti, "capretto" fa tragos, e "canto" ci fa odìa. Dunque, all'origine della tragedia, ci starebbe un canto di capretti. Quando piangono i capretti? Prima d'essere sgozzati per essere mangiati, un tempo in onore alla divinità ed oggi solo per rallegrare il ventre. E' un'allegria crudele ma è nell'economia... Eh sì, l'Economia! Chi mai potrebbe opporsi all'Economia? E' nell'Economia: ogni pastore salva solo figlie femmine, più forse quell'unico maschio migliore, che manterrà il numero del gregge. Sarà il gregge delle capre o delle pecore ma è pure sempre, anche il gregge egli umani.

Gesù non è un capretto ma è considerato "Agnello di Dio". Qui per Paqua, ci si mangia l'agnello, quasi fossimo dei perfidi Giudei. Sor Alberto non si turba ad ammazzare i polli mi confida ma gli agnelli invece sì: "perché l'agnello piange come un figlio". E' noto che nel caso di Gesù, questo figlio di dio abbia pure una madre. Confrontiamo la tragedia dell'Agnello con quella di sua madre, che innalza un pianto ancora più straziante.

Iacopone ci mostra questa madre, che non si sottomette alla ragione inflessibile dell'economia, pastorale o teologica che sia. Maria sa tutte quante le profezie ma non si arrende a sacrificare il figlio: il suo amore assoluto. Iacopone, l'implacabile poeta, ci espone un'implacabile tragedia. Anche lui come Maria, non tergiversa con la "teodicèa", cioè con la divina giurisprudenza, per la quale e per come, la pena di Gesù condonerà la colpa dell'umanità. Maria non appare come madre di dio, qui lei è soltanto una madre di uomo... o di un essere animato come tutti li animali.

Anche l'umile attòr comico di strada non si addentra in teodicèa né in teologia... e poi da comico, non gli riesce bene il pianto. Perciò si è risolto a intonare le invocazioni a "figlio" emesse da Maria, come tante affettuose cantilene, che una mamma rivolga al suo bambino. Certo, il contesto è tragico, la lingua batte dove il cuore duole... ma deve batter pure dove il cuore gode. E dunque qui, la Madre rivede e stravede, nel suo figliolo adulto e suppliziato, il suo tenero bambino "occhi giocondi", che lei ha vezzeggiato con candide poesie: "Figlio - amoroso giglio, figlio - bianco e vermiglio, figlio - senza simiglio..." e nella cantilena di una madre, il verbo si fa carne e si rispondono.

Non saprei dire altro, perdonate a quest'umile comico: lui può fare soltanto il suo antico mestiere, che è sempre quello di abbassare ciò che starebbe in alto per innalzare sempre, ciò che starebbe in basso. Che il popolo lo ascolti e ne decida.

Thursday, March 24, 2016

accadrà venerdì santo


Accurrite, o Cristiani! Accurrite, o Miscredenti, alla chiesa di Porchiano! Venerdi alle 20:30, divulgo il mistero (non buffo) di Iacopone da Todi "Siòra del paradiso": 

"Ch'una avràn sepultura, 
figlio de mamma scura, 
trovarse en afrantura 
matre e figlio affogato!".

Sunday, March 20, 2016

accadrà il 26 marzo




Iacopone di Strada divulga Iacopone da Todi
Quarto Episodio ad Amelia il 26 Marzo

Appuntamento al Chiostro per sabato prossimo 26 Marzo, sempre allo scoccare del mezzo dì, con il Quarto Episodio. Dopo l'Insanitaria, la Fetente e la Carceraria, Iacopone vi declamerà davvero la sua Lauda Antipapale.

Video e Copione





Chiama, Prologo ed Inizio di Lauda Carceraria


CHIAMA
        Nobili e Vulgo!      Amerini et foràstici!
Innante tutto Vui,       nobili Conti,
Contini e Contoni!      Boccalini e Bicchieroni,
Fa Gattini e Fa rattoni,     De' Lardini e De' Porconi!
[Allude alle nobili famiglie locali dei Boccalini, Farrattini e Gheraldini]
        Vui tutti,       illustri stìe
de grassi abati,     de cardinali,      vescovi et prelati!
Vui tutti,      che ve sete empalazzati
sopra sudore e sangue      de poveri villani!
        Non è per Vui      la mea povera canzone
che se rivolge      a lo ignobile Vulgo.
        Nobile Vulgo!      Amerino et foràstico!
Audite la mea Lauda Carceraria!
Accòsta te      et ascùlata Iacopone
che  a te rivolgerà      la sua canzone.

PROLOGO
        Nobile Vulgo!      Amerini et foràstici!
Audiste la mea Lauda Insanitaria,
che penso v'abbia      alquanto dilettato,
che ve interessa tutti ,     che ve tange de persona,
che nissun mai     può dire che sta bene
ma proprio sano sano...
Et tutti noi      facemo discussione
de malattie,      de farmaci e doctori,
né mai      ce ne perdemo l'occasione.
        Oggi ve canterò      de la prigione
che pare tocchi      sempre a quelli altri:
a' politici,      ladri ed assassini
non certo a nui,      onesti cittadini...
che ce sognamo pure      le manette
ma sempre per quell'altri,      mai a nui.
        Eppure,      ve la canta Iacopone
che a tutti quanti può      toccare la prigione,
così com'è toccata      al Beato Iacopone.
Et come, a quella scuola,     egli s'è imparato
che la vergogna      non è del carcerato
ma la vergogna      sta nella prigione.

        Nobile Vulgo!      Amerini et foràstici!
Audite la mea Lauda Carceraria!
Ascultate lo canto de Iacopone
che lo compuosi      ne la mea pregione,
condannato a l'ergastolo perpetuo
et escommunicato      da la romana chiesa.
        Vi canterò di come      eo magnava pan muffito.
Vi canterò di come      eo me giaceva      tutto enfreddulito.
Vi canterò di come      eo stava cinto      tutto de catene.
più che     uno pneumatico      da neve
più che    lo capocollo      ne lo spago.
Vi canterò di come
putisse      il mio fetente       pertuso de latrina.
        Non avevo colloquio con nissuno,
non potevo recìpere né scrivere      una sola cartulina,
ka non tenevo carta,      ka non tenevo càlamo      né calamaio.
        Ora Vui dimanderete:      "O Beato Iacopone,
como fue che tu scripsisti      esta tua canzone?
Ka non tenesti carta,      ka non tenesti càlamo      né calamaio?
Allora... tu fecisti uno miràculo?!"     Miràculo! Miràculo!
        Nooo no no no,      miràculo non fue.
Eo passeggiava, o Vulgo!      passeggiava
d'ennante   et de retro      ri- d'ennante   e ri- de retro...
com' onne carcerato      sole sempre fare.
        M'aveano encatenato   come lo falcone
messo guinzagli   come a lo sparviere
ka no gissero per l'aere      a' loro placemento.
        [Canta e danza sull'aria di "E' arrivata la bufera"PRESTISSIMO]
"Porto iette de sparveri,      soneglianno nel meo gire;
nova danza ce pò odire      chi sta apresso mea stazzone."
        Ma lo spirito      endomàbbile   volava,
descatenato e libero      'l meo spirito   danzava.
        Et fu cussì,      ka sanza càlamo di penna,
eo me compuosi      tutta la canzone.
        Ora Vui dimanderete novamente:
"O Beato Iacopone,      como mai se fue     che dopo tanti seculi,
oggi nui potemo audire      esta tua canzone?
Tu non possesti scrivere.      Nessun ti visitava.
Allora... tu fecisti uno miràculo?!"     Miràculo! Miràculo!
        Nooo no no no,      miràculo non fue...
ma grande suttigliezza      de frate Iacopone.
Nobile Vulgo!       Amerini e Forastici!      audite novamente!
        [Canta sull'aria di Mozart, "Dies irae"LENTISSIMO]
Null'omò me pò parlare;      chi me serve lo pò fare,
ma èli opporto [a] confessare      de la mëa parlazione.

        Sì che meo Secondino      tutto dì   lo rintronavo
con la parlazione      de la mea canzone.
Et isso analfabbèto,    parola per parola
rapportava al Superiore.      Pur isso analfabbèto
parola per parola      rapportava al Magistrato.
El Magistrato   era alletterato.      Scrisse isso,   tutta quanta,
la parlazïone      de la mea canzone.
        Et come Vu' legète sù jurnali,
le verbalizzazioni,      le interceptazioni
evadono sovente      da li più secreti tribunali.
        Sì che, Vui tutti!      asculterete oggi
parola per parola      quod a saècula cantai.
        Ennante, tutte quante ripetete:
"Invocamo protezione      dal Beato Iacopone!"
        (Fraticello, questua!)

LAUDA
[GRASSETTO cantato / NORMALE declamato]      
        [dies irae LENTISSIMO]
Que farai, fra Iacovone?      Èi venuto al paragone.
Che farai, fra' Giacomone?       ti è toccato un esamone!
        [rosamunda rosamunda ANDANTE]
Ma che bella promozione!      il cappuccio mi han tagliato
en perpetua encarcerato,      encatenato co' llïone.
        [fischia il sasso PRESTO]
La presone che m'è data,      una casa sotterrata.
ce ne scappa una latrina      non fragrante di cedrina.
        [è arrivara la bufera PRESTISSIMO]
Mai nessun mi può parlare,      sol la Guardia lo può fare
ma è tenuta a riferire      tutto quel che posso dire.
Null'omo me pò parlare;       chi me serve lo pò fare,
ma èli opporto confessare      de la mea parlazïone.
        [fischia il sasso PRESTO]
Le manette da falcone      mi assonàglian le caviglie,
nuova danza  può sentire      il vicino di Seziòn.
Porto iette de sparvire,       soneglianno nel meo gire:
nova danza ce pò odire       chi sta appresso mea stazzone.
        [rosamunda rosamunda ANDANTE]
Quando poi sto coricato,      se mi volto all'altro lato,
ogni ferro s'è arruffato      sto in catene inciampigliato.
Da po' ch'eo me so' colcato,       rèvoltome nell'altro lato:
so' nei ferri enciampagliato,       'ngavinato êl catenone.

Monday, March 14, 2016

sarà il 19 marzo



Iacopone di Strada canta Iacopone da Todi
Terzo Episodio ad Amelia il 19 Marzo

Appuntamento al Chiostro per sabato prossimo 19 marzo, sempre allo scoccare del mezzo dì, con il Terzo Episodio. Dopo l'Insanitaria e la Carceraria, Iacopone vi declama la sua Lauda Antipapale, qui in foto di anteprima.

fu il 12 Marzo



Qualche foto dalla seconda puntata di Iacopone di Strada, all'Orto dentro Mura, nel Chiostro Boccarini di Amelia, il 12 Marzo. La folla non si vede perché il traffico urbano è bloccato per una corsa di biciclette. Anche il video-operatore sta filmandosi la corsa... con il bel fraticello che avrebbe dovuto occuparsi della questua. In compenso, una prima menzione sulla stampa. 






Sunday, March 6, 2016

Declamazione 12 marzo

COMUNICATO STAMPA

Amelia, 12 marzo

spettacolo di strada Iacopone da Todi



Accurrìte, o Cristiani!!!

Accurrìte, o Miscredenti!!!



Iacopone da Todi, il noto frate e poeta maledetto del Dodicesimo Secolo, torna a cantare fra i banchi di un orto mercato. Non è proprio uno spettacolo mistico e devoto. Non il suo saio di stracci sbrindellati, Iacopone canta i pezzi più comici e feroci del suo repertorio. Accompagna il suo canto con un campanaccio e sferragliando catene da galeotto, per ricordare il Carcere che Iacopone patì con la Scomunica.

Sotto il cappuccio del frate medievale, si nasconde il misterioso Jacopone da Strada: è un anonimo giullare che divulga con letizia il tesoro trascurato della letteratura umbra, o italiana, delle origini. Alla salmodìa grottesca del testo originale, fa da contro canto la versione ritmica in lingua italiana più comprensibile.



Iacopone da Strada si esibirà ad Amelia sabato 12 marzo alle 12, nel mercato biologico settimanale "Orto dentro le Mura", nella cornice antica e suggestiva del Chiostro Boccarini.

Lo spettacolo di strada inizierà con la scampanata amerina di mezzogiorno.

Sul mercato, sarà pure disponibile il libretto dei testi originali di Iacopone da Todi con le traduzioni poetiche e divagazioni di Luciano Ghersi.

"Iacopone da Todi" è su Facebook e nel blog iacoponedatodi.blogspot.it



Foto e video allegati si riferiscono a prove effettuate nello stesso sito del chiostro e mercato in Amelia.
  
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