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(Il 27 maggio 2017 questo Blog cambia titolo – non indirizzo:
si intesta al Teatro alle Scale di Porchiano, dedicato a Iacopone.)
Questo Blog non presenta capolavori ma solo passi incerti, per la selva oscura del poeta maledetto Iacopone... Continua:

Sunday, April 9, 2017

Spettacoli di Aprile 2017

Teatro alle Scale di Porchiano
Spettacoli di Aprile 2017
sabato 22, ore 21 - domenica 23, ore 17

Benni e Cenciotto
di Iacopone da Todi
(Lauda 57, Audite ... dui persone)

A seguire: Divina Corriera
(nuovi cantucci)

offerta libera

Info Tel 338 6762691 Ghersi


Locandina Condivisibile...

Versione leggera e infantile, di Benni e Cenciotto, qui nominati ELEGANTONE e STRACCIONE. Potrà servire per ambientarsi in scena, dove stanno a recitare pure altri tre personaggi: IACOPONE, FIGLIO TACCAGNO e NUORA ACUTA, tutti rigorosamente in lingua Iacoponica.

IACOPONE
   Sentite discussione / che fu tra due persone
due vecchi barcollanti / sfuggiti alle badanti:
il primo era Straccione / quell'altro Elegantone.
   Lo straccione piangeva / del figlio che aveva
spietato e crudele  / più amaro del fiele.                                              
  
STRACCIONE
   Guarda, mio bel compagno / il mio Figlio Taccagno,
come m'ha ben vestito / per quanto l'ho arricchito.
   Ha una lingua che taglia: / me ne spara a mitraglia,
mi fa tutto a tremare / se lo vedo rientrare.
Non smette di sgridarmi  / sta sempre a strapazzarmi:                         

<FIGLIO TACCAGNO
   "O vecchio rintronato / che sembri indemoniato!
Ma ti trovassi morto, / che più non ti sopporto!"

>STRACCIONE
   Però ho una Nuora santa  / che il Paradiso canta.
Sarei davvero morto / senza il suo bel conforto:
   mi lava fino agli occhi, / mi caccia via pidocchi.
Che Dio la benedica, / è la mia sola amica!

ELEGANTONE
   Compare, sto ferito / per quel che t'ho sentito:
tua Nuora, tanto santa, / mentre la mia... mi schianta!
   Se ascolti raccontare / che devo sopportare,
ti troverai contento / di tuttto il tuo lamento.                                       
   Questa mia Nuora è Acuta / ha una lingua forcuta,
ha una voce mostruosa / che sazia ogni curiosa,
intenta al pandemonio / di quel suo matrimonio.
   La pioggia, il vento cessa, / la lingua dell'ossessa
non si può mai fermare / di starmi a massacrare                                  
con parole e furore / che mi spezzano il cuore.
   Ben altro è il Figlio mio, / lo benedica Dio!
con me sempre  paziente / di lingua riverente.
   Ha sgridato alla moglie  / del male che m'incoglie,                           
non è servito a niente: /  è troppo strafottente.

STRACCIONE
   Compare, il tuo racconto / mi fa uno bello sconto
sul debito in dolore / che mi portavo in cuore.
   Mi credevo il più aflitto / un mondo derelitto...
ma tu stai cento peggio / e non ne avrai rimedio:                                
la donna che vuol male / è ancor più micidiale.
   Potresti raccontarmi, / tanto per consolarmi,
le cose vergognose / e più che velenose
che la tua Nuora dica... / che Dio la maledica!

ELEGANTONE
   Compare, ti ricordi / di tutti i miei bagordi?                                       
Fui paggio innamorato, / poi cavaliere ornato,
fui bello e riverito... / e adesso sto avvilito
da questa mercantessa / ch'è figlia di un ostessa.
   La sua lingua mi prostra / mi vince come a giostra:
ha messo sù in canzone / la mia disperazione.        

<NUORA ACUTA
   O casa disgraziata, / che Dio t'ha abbandonata!
e il Vecchio maledetto / ti trovi sotto il tetto.
   E' strambo, è repellente, / è sporco e puzzolente,
con gli occhi sospettosi, / rossi e caccolosi,
le palpebre rialzate / son tutte insanguinate;                                         
   il naso che gli cola / come l'acqua a la mola,
ha i denti messi male / a zanna di cinghiale
gengive tanto rosse, / da sanguisuga, grosse.
se lo vedessi a ridere / per poco non t'uccide                               
con quello sguardo orrendo / ci muori di spavento.
   Ma solo coi fetori, / che l'àlito dà fuori,
la puzza che ne fa / impesta una città.
   La tosse catarrosa... / che vista disgustosa!
con lo sputo fetente, / ancór più sconvolgente.
   Scabbia tanto intignata / che pare cementata:                                    
ci annaspa senza posa  / come cagna rognosa.
   Senti! come strimpella, / grattandosi l'ascella
quel vecchio sderenato / che sta tutto inarcato.

>ELEGANTONE
   Più troppe parolacce / ch'è meglio che mi taccio.

STRACCIONE
   Compare, mi dispiace / sentir che non hai pace.                                
Come puoi sopportare / parole tanto amare?
Meraviglio che il cuore / non t' è scoppiato fuori.

ELEGANTONE
   Non fare il dispiaciuto, / ché il male va punito:
feci tanti peccati / andran bene pagati.
   Se ebbi troppa allegrezza / nella folle bellezza,                                 
or non fa meraviglia  / se turbo la famiglia.
   Meraviglia mi ha fatto / pensando al vecchio gatto
che l'hanno avvelenato... / e a me m'han risparmiato,
che son troppo bisbetico, / orrendo e pure fetido.

[ELEGANTONE  ai BELLI]
   O voi, che tanto amate... / tra belli vi trovate...                                  
venite ed ammirare / che vi potrà insegnare:
guardatevi allo specchio  / in questo sfatto Vecchio.
   Ero talmente bello / che in vicolo o castello
nessuno ci restava / che me non ammirava...
   adesso son distrutto / e brutto dappertutto:                                        
ognuno ci s'agghiaccia / solo a vedermi in faccia.
   Vedete la bellezza / ch' è senza sicurezza:
stamàni è nato un fiore / e questa sera... muore.

[ELEGANTONE  al MONDO]
   O Mondo d'immondizia / m'hai tolto ogni delizia!
O Mondo ladro e lordo / con chi ci va d'accordo!                                 
O Mondo tre-cartàro* / mi hai tolto ogni denaro!
Il tempo ti sei preso / e nulla me n'hai reso,
nel tuo falso sorriso / ho perso il Paradiso!

[ELEGANTONE  a DIO]
   Mio Dio, non sei spietato... / facciamo un concordato!                     
Concedimi il perdono! / Non fui per niente buono,
ma adesso son pentito / che fui tanto stordito:
per il Mondo scurrile, / non Ti stavo a obbedire..
   Non so che rimediare / non ne posso più fare,
vergogno se mi guardi / che me n'accorgo tardi.
__________
* tre-cartàro. Chi tiene banco di gioco alle "tre carte".

Saturday, April 1, 2017